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Diabete e dieta

Il diabete mellito è una malattia cronica caratterizzata da un aumento della concentrazione di glucosio nel sangue e da una riduzione dell’attività dell’ormone insulina. L’incidenza del diabete nei paesi occidentali è in costante crescita a causa delle scorrette abitudini alimentari e della percentuale di popolazione sovrappeso in aumento.

Come insorge il diabete

Tutti i carboidrati che vengono introdotti nel corpo con l’alimentazione devono necessariamente essere trasformati in glucosio per poter essere assorbiti. La diversa velocità con cui i carboidrati vengono trasformati in glucosio prende il nome di indice glicemico. Affinché il glucosio possa entrare nelle cellule di muscoli ed organi ed essere utilizzato come “carburante” è necessaria la presenza dell’insulina. Quando l’insulina prodotta dal pancreas è insufficiente o non è più efficace, nel sangue si osservano valori più elevati di glucosio e si parla di iperglicemia. Quando la glicemia supera una certa soglia e si instaura una condizione di iperglicemia cronica allora si parla di diabete mellito.
Le tre forme di diabete più diffuse sono:

  • diabete mellito di tipo 1
  • diabete mellito di tipo 2
  • diabete gestazionale

    Diabete mellito di tipo 1

    Il diabete mellito di tipo 1 è una forma di diabete che insorge e si manifesta tipicamente in età infantile o adolescenziale. Questa forma di diabete, a differenza del diabete mellito di tipo 2, è una malattia autoimmune perché causata dalla produzione di autoanticorpi, ossia anticorpi prodotti dallo stesso organismo e diretti contro le cellule Beta del pancreas, le quali sono responsabili della produzione di insulina. Le cellule del pancreas, deputate alla produzione di insulina, sono riconosciute come estranee dal sistema immunitario del paziente e vengono attaccate, proprio come se fossero dei virus o dei batteri. La conseguenza di questo errore di riconoscimento è l’azzeramento della produzione di insulina, il cui compito abbiamo detto essere la regolarizzazione dei valori ematici di glucosio. Si verifica, pertanto, una condizione di iperglicemia con comparsa dei sintomi iniziali tipici della malattia: poliuria (eccessiva della diuresi), polidpsia (aumento della sete) e polifagia (aumento della fame). I pazienti affetti da diabete mellito di tipo 1 sono obbligati ad assumere la terapia insulinica. A differenza di quanto si possa pensare, la dieta nei pazienti diabetici di tipo 1 prevede le stesse percentuali di macronutrienti della popolazione sana: carboidrati 50-55%, proteine 12-18%, lipidi 25-30%. 

    Counting dei carboidrati

    Nei pazienti giovani affetti da diabete mellito di tipo 1 è possibile impostare una dieta che preveda il counting dei carboidrati: il paziente viene educato a riconoscere i carboidrati all’interno degli alimenti e, in base alla propria terapia insulinica, impara ad iniettare le giuste quantità di insulina a seconda del pasto che si accinge a consumare. Tale approccio dietetico massimizza la libertà del paziente, il quale non è obbligato a dover seguire uno schema alimentare fisso e sempre uguale. A causa del maggior impegno richiesto nel calcolare i carboidrati è necessario un certo grado di collaborazione.

    Diabete mellito di tipo 2

    Il diabete mellito di tipo 2 è la forma di diabete più diffusa, insorge tipicamente in età adulta e la sua incidenza è in continuo aumento nei paesi occidentali. A differenza del tipo 1, il tipo 2 non riconosce cause autoimmuni ma piuttosto fattori ereditari e ambientali predisponenti. La malattia si verifica quando l’insulina prodotta dal pancreas è insufficiente o di scarsa qualità e la glicemia sale oltre una certa soglia. Spesso l’anticamera di questa malattia è l‘insulino-resistenza, una condizione metabolica per cui gli organi, dopo anni di elevata produzione insulinica a causa di un’alimentazione scorretta, smettono di rispondere come dovrebbero allo stimolo insulinico. Fattori predisponenti al diabete sono: l’obesità, un’alimentazione ricca di zuccheri, la vita sedentaria, lo stress, le dislipidemie, la famigliarità. I sintomi della malattia non sono generalmente evidenti come nel tipo 1 e per questa ragione la diagnosi è spesso tardiva, sintomi frequenti sono: poliuria, polidipsia, polifagia, stanchezza, perdita di peso involontaria, fenomeni infettivi, lenta cicatrizzazione di ferite etc. A differenza del tipo 1, nel tipo 2 di solito non è necessaria la terapia insulinica esogena e in alcuni casi è sufficiente una corretta alimentazione per tenere sotto controllo la malattia e prevenire le complicanze. Anche in questo caso la dieta è a normale tenore di carboidrati, seppur spesso ipocalorica al fine di perdere i chili in eccesso: il raggiungimento di un peso corporeo adeguato ha ottimi risvolti sul controllo della malattia.

    Complicanze del diabete

    Le complicanze croniche del diabete riguardano prevalentemente il diabete di tipo 2 e si manifestano dopo circa 10-15 anni dall’instaurarsi della malattia. La loro insorgenza è spesso la conseguenza di un cattivo controllo del diabete. Gli organi e apparati più colpiti sono il sistema vascolare, l’occhio, i reni e il sistema nervoso. Quando il sistema vascolare è compromesso dalla malattia possono verificarsi macroangiopatie, quando sono colpiti i grossi vasi, e microangiopatie quando sono colpiti i piccoli vasi. La conseguenza è una maggior predisposizione a sviluppare aterosclerosi, infarto, ischemie, danni al sistema renale (nefropatia diabetica) e al sistema oculare (retinopatia diabetica). Quando ad essere colpito è invece il sistema nervoso periferico si parla di neuropatia diabetica, essa colpisce circa il 30% dei diabetici e si manifesta con parestesie agli arti, dolori muscolari, diminuita sensibilità alle estremità (mani e piedi) e comparsa di ulcerazioni sulla pianta dei piedi. Quest’ultimo disturbo, se non adeguatamente trattato, può degenerare in una condizione chiamata “piede diabetico” in cui la lesione e i processi infettivi sono talmente avanzati da determinare gravi deformazioni ossee e cancrena.

    Diabete gestazionale

    Il diabete gestazionale (GDM) è una condizione di ridotta tolleranza glucidica scaturita dalle alterazioni ormonali tipiche della gravidanza: la donna gestante sviluppa naturalmente un’aumentata resistenza insulinica che, se non ben compensata dal pancreas, comporta il verificarsi di valori glicemici elevati. Il diabete gestazionale tende a svilupparsi dopo la 24esima settimana di gravidanza e spesso non dà sintomi. Nelle donne a rischio di sviluppare tale condizione (famigliarità, precedente gravidanza con GDM, etc.) viene effettuato un test di screening, chiamato test orale di tolleranza al glucosio (OGTT), fra la 24esima e la 28esima settimana di gravidanza e che consiste nella somministrazione di 100 g di glucosio e nella determinazione dei valori glicemici a distanza di 60 minuti. Il diabete gestazionale, se non adeguatamente trattato, può portare a complicanze anche gravi per il feto (macrosomia, aborto, infezioni urinarie, complicanze alla nascita etc.). Il trattamento dietetico nelle donne affette da GDM consiste in una dieta equilibrata, normoglucidica e a basso contenuto di zuccheri semplici. Il diabete gestazionale scompare dopo la gravidanza ma rappresenta un campanello d’allarme per la gestante la quale avrà un rischio più alto di sviluppare diabete mellito di tipo 2 negli anni successivi.

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